Benvenuto Brunello 2020: la 2015 non unisce ma regala superlativi

di Andrea Gori
Share 23/02/2020 – 09310

Il Montalcino è come Raffaello secondo Vittorio Sgarbi o un territorio che parla secondo Federico Buffa, lo storyteller dʼeccellenza scelto dal Consorzio per raccontare questo vino sempre più protagonista dellʼimmaginario collettivo: tutti e due i termini di paragone hanno bisogno di superlativi e la 2015 si è prestata molto bene finora allʼoccasione. Pur essendo ben consci che la 2016 sarà migliore, lʼhype costruito su questa annata in uscita è stato ben architettato e su basi piuttosto solide. Dopo la difficile 2014 si vede la luce con unʼannata calda e vigorosa che premia ancora una volta i versanti nord e le giaciture più fresche dei vigneti ma rispetto ad altre annate torride del recente passato la bravura dei produttori evita una presenza eccessiva fenomeni di eccesso di alcol, maturazioni eccessive e tannini aggressivi e immaturi. Nelle zone più calde i terreni i suoli e il particolare equilibrio che dimostra il sangiovese in queste condizioni ha fatto piccoli miracoli ma come sempre, gestione del vigneto ed età media delle piante hanno giocato un ruolo fondamentale così come la gestione di macerazione, estrazione e affinamento in legno che oggi prevede protocolli sempre più differenziati versante per versante.

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Dicevamo dei superlativi e in effetti ci sono vini superlativi tra quelli (tantissimi perchè le aziende stanno moltiplicando le selezioni di vigna preferendole in molti casi alla Riserva) assaggiati nel Chiostro durante Benvenuto Brunello 2020 ma non si può parlare di annata storica o eccezionale. Una qualità media piuttosto alta per un millesimo che non passerà alla storia come alcune recenti come la 2010 o la 2001 (o la futura 2016) ma che offre vini spesso già piuttosto pronti da bere con qualche slancio intrigante per i prossimi 10 o 15 anni. La celebrazione è stata importante con tanto di cena firmata da Enrico Bartolini, bravissimo nella cena di gala nel chiostro di SantʼAgostino a regalare una esperienza stellata di livello assoluto in condizioni non certo vicine a quelle di un ristorante classico. I superlativi e le attenzioni non sono mai troppe se si vuole accompagnare la crescita di un vino che dalle 6 milioni di bottiglie della difficile 2014 arriverà alla piena produzione della 2019 con quasi 14milioni di bottiglie con lʼintenzione di non calare sui prezzi già piuttosto cresciuti negli ultimi anni. Se qualcuno poi si stupisce ancora che gli occhi degli investitori siano fissi qui non sappiamo proprio cosa altro aggiungere…

La serie di assaggi è stata condotta dal sottoscritto e da Leonardo Romanelli con alcune sovrapposizioni di vini assaggiati da entrambi in modo da offrirvi pareri diversi sullo stesso prodotto.

 

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