Storia del Brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino è un vino rosso di Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) prodotto nell'area sud-orientale della Toscana, e solo da uve provenienti dal territorio amministrativo del Comune di Montalcino in Provincia di Siena.

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Il territorio di produzione ha una superficie complessiva di 243,62 km2, delimitato dai fiumi Ombrone, Asso e Orcia.

La collina di Montalcino ha numerosi ambienti pedologici, perché formatasi in ere geologiche diverse riconducibili ad arenarie, anche miste a calcari, ad alberese, galestro nonché a terreni sabbiosi alle volte argillosi.

Il clima è mediterraneo, tendenzialmente asciutto, con alcune connotazioni continentali dovute alla posizione intermedia tra mare e Appennino Centrale. Le precipitazioni si concentrano nei mesi primaverili ed autunnali.

La fascia di media collina non è interessata da nebbie, gelate o brinate tardive. Una frequente presenza di vento garantisce le migliori condizioni per lo stato sanitario delle piante. Durante la fase vegetativa le temperature sono miti e le giornate prevalentemente serene, condizione che garantisce una ottimale maturazione delle uve.

La combinazione tra i fattori naturali e quelli umani, definisce le caratteristiche del vino Brunello. La tecnica viticola oggi utilizzata è il risultato di numerose osservazioni e sperimentazioni nel corso degli anni. Coltivazione e potatura tengono conto delle caratteristiche pedoclimatiche, compresa la relativa scarsità idrica che comporta un periodico ciclo di lavorazioni che hanno lo scopo di mantenere irrigati i terreni. Il perfetto stato di maturazione e l'integrità a livello fitosanitario delle uve, sono il risultato di una commistione di elementi pedoclimatici e delle risposte a questi, dello stesso vitigno durante la fase vegetativa.

La vocazione del territorio di Montalcino a produrre vini di grande qualità è nota da molti secoli, anche durante il famoso assedio di Montalcino del 1553 il vino non mancò mai e Blaise de Montluc, alla difesa delle mura, per dissimulare le sofferenze " si arrubinava il volto con il robusto vino".

FerruccioBiondiSanti.jpgFino alla seconda metà dell'Ottocento il vino più conosciuto ed apprezzato della zona era un vino bianco dolce, il  Moscatello, premiato all'Esposizione Universale di Parigi del 1867. In quel periodo il nipote di Clemente Santi, Ferruccio Biondi Santi, iniziò, seguendo le orme del nonno ma anche a causa dell'arrivo di filossera e oidio che stavano distruggendo i vigneti,  a studiare le potenzialità di un clone del vitigno Sangiovese, localmente chiamato Brunello a causa del colore particolarmente scuro degli acini. 

Il risultato delle sue sperimentazioni e ricerche hanno prodotto la varietà utilizzata fino ad oggi per produrre il Brunello di Montalcino, detta Sangiovese Grosso.

Nonostante numerosi premi e riconoscimenti negli anni, il Brunello rimase per molti anni un vino conosciuto ed apprezzato solo nei dintorni della zona di produzione, anche a causa dell'elevato prezzo di vendita.

Le vicissitudini dell'inizio del XX secolo portarono ad un decadimento tant'è che pochissimi produttori tennero viva la produzione montalcinese fra le due guerre.

Dopo la seconda guerra mondiale si iniziò nuovamente a pensare alla produzione vitivinicola e alcuni ebbero la lungimiranza di accordarsi sulle regole di produzione del Brunello di Montalcino.

Dopo il 1950 la fama del Brunello di Montalcino si estese prima in Italia e poi all'estero.

Il Brunello di Montalcino è un vino visivamente limpido di colore rubino tendente al granato con l'invecchiamento. Ha un profumo caratteristico ed intenso. Al gusto è asciutto, caldo, un po' tannico, robusto, armonico e persistente. Per le sue caratteristiche, il Brunello di Montalcino sopporta lunghi invecchiamenti, migliorando nel tempo.

L'eleganza e il corpo armonico del vino permettono abbinamenti con piatti molto strutturati e composti quali selvaggina da pelo e da penna, carni rosse, eventualmente accompagnate da funghi e tartufi. Inoltre per le sue caratteristiche, è godibile anche quale vino da meditazione.

Il Brunello deve essere servito in bicchieri dalla forma ampia, al fine di poterne cogliere l'aroma composito ed armonioso. Dovrà essere servito ad una temperatura di circa 18°C- 20°C.

uploadImgs/botti.jpgDeve essere sottoposto ad un periodo di affinamento di almeno due anni in contenitori di rovere di qualsiasi dimensione, e di almeno quattro mesi in bottiglia, e non può essere immesso al consumo prima del 1º gennaio dell'anno successivo al termine di cinque anni calcolati considerando l'annata della vendemmia.

Le operazioni di vinificazione, conservazione, affinamento in legno, affinamento in bottiglia ed imbottigliamento devono essere effettuate esclusivamente nella zona di produzione.

uploadImgs/DSC_0070.jpgIl Brunello di Montalcino deve essere immesso al consumo in bottiglie di tipo bordolese di vetro scuro e chiuse con tappo di sughero monopezzo; è vietato l'uso di tappo agglomerato o di qualsiasi altra tipologia di chiusura.

Il titolo alcolometrico volumico totale minimo è 12,50%.

Ai fini dell'utilizzazione della denominazione di origine controllata e garantita "Brunello di Montalcino" il vino deve essere sottoposto alle analisi chimico-fisiche ed organolettiche previste dalla normativa vigente, eseguite da una Commissione di Degustazione. Solo ottenuta la idoneità, si ricevono i contrassegni prodotti dal Poligrafo dello Stato con numerazione progressiva per la tracciabilità, che si devono applicare a ciascuna bottiglia prima della commercializzazione.



 

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